Visualizzazione post con etichetta e ci fanno le interviste per strada a certe teste di cazzo che levati. Mostra tutti i post
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mercoledì 4 marzo 2009

Via Gino Girolimoni - innocente

"Roma, 9 maggio 1927
Ancora una volta la volontà del Duce, personalmente e recisamente manifestata, ha trovato tenaci e fedeli esecutori. Dal giorno in cui Benito Mussolini, rabbrividendo nelle più profonde fibre del suo tenerissimo cuore di padre, disse: "Voglio che l’immondo bruto venga arrestato", tutti ebbero la convinzione assoluta, incrollabile, che il mostro non sarebbe sfuggito dalle maglie della rete, e tutti attesero fiduciosi, senza impazienza, senza commenti, che il comandamento del Duce venisse eseguito."
Da L’Impero
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Aggiungo il primo commento
a questo post, fatto da gatta susanna:

"Me lo ricordo, il film con Manfredi. Ricordo soprattutto la fine, quando Mussolini, saputo che Girolimomi era innocente, diceva qualcosa del tipo "Liberatelo, ma passate la notizia sotto silenzio; se una cosa non esce sui giornali, non è successa..."

I rumeni accusati dello stupro della Caffarella sono innocenti. Qualcuno lo saprà? Non credo.

Guarda, quasi quasi mi auguro che si scopra che sono stati degli italiani. Per dispetto, mica per altro.

In realtà, penso - come tutti - che lo stupro sia una cosa orrida, che a farlo siano rumeni, italiani o americani o marziani....
... ma c'è bisogno di dirlo?"

per chi volesse approfondire, qui la storia di Girolimoni

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lunedì 2 marzo 2009

Intercettazioni in mala Fede

Cercano di criminalizzare le intercettazioni in tutti i modi.
Dicono che costano troppo: vogliono risparmiare su qualcosa che serve per contrastare la criminalità, come se non avessero la precedenza altri tagli e sprechi, in particolare che riguardino la casta dei politici.
Dicono che ce ne sono troppe rispetto agli altri paesi: Ma gli altri non hanno la mafia, la 'ndrangheta, la camorra, una classe politica discutibile come la nostra, la p2, servizi segreti deviati, il terrorismo, un' evasione fiscale da record, concorsi truccati, gare d'appalto truccate, il crack parlalat, organi di controllo corrotti, politici che s'interessavano di amici banchieri e assicuratori, i baroni nelle università e gli ospedali come centri di potere politico. In Italia, lo sappiamo, c'è il marcio dappertutto. Tutto gira con l'appoggio, con la spinta, con regali, bustarelle. Insomma uno schifo.
Dicono che è per garantire la privacy: Ma quale privacy? Tutti i sindaci fanno a gara per installare telecamere in tutte le strade. Ormai viviamo in una specie di grande fratello, giustificato dalla lotta alla criminalità. Ma le intercettazioni no, quelle devono essere limitate. Ci sono direttori di telegiornali che sproloquiano contro le intercettazioni e poi fanno degli speciali in cui piazzano delle telecamere in alcune strade di notte e commentano quello che succede.
La verità è che non vogliono far uscire delle porcherie che potrebbero imbarazzare qualcuno che ha tante cose da nascondere. Vogliono far continuare i tramacci tra politica ed economia. Insomma una legge che serve ai soliti noti, con i poveracci che abboccano e pensano che serva anche per loro. Altro che limitarle. Gli italiani hanno un senso della legalità così scarso che dovrebbero essere tutti intercettati. Il problema non è la privacy, ma vivere nella legalità e non avere nulla da nascondere.

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venerdì 20 febbraio 2009

Compagni di scuola rumeni e il terrorismo psicologico



Mio figlio ha due compagni di classe rumeni. Uno di loro, qualche tempo fa venne a casa nostra. Un bambino brillante e simpatico. Era entusiasta, aveva voluto che gli promettessimo che avremmo ricambiato la visita. Infatti, qualche settimana dopo, la mattina, a scuola, i bambini si misero d'accordo tra di loro, per il pomeriggio stesso. All'uscita c'era il padre ad aspettarlo, parlammo della decisione e decidemmo sull'orario in cui sarei andato a riprenderlo. Salutai e feci il pezzo di strada a piedi che mi portava alla macchina. Incontrai la mamma di un'altra compagna di scuola, con la quale scambio qualche frase veloce ogni tanto. Vedendomi da solo mi chiede di mio figlio. Le dico che è andato a casa di G., direttamente da scuola, con il papà.
Sgrana un po' gli occhi, mi fa: "Ah, e com'è suo papà, è uno tranquillo? Ci si può fidare?...Non è per mancanza di fiducia, ma di questi tempi..."